Una delle maggiori difficoltà nel raccontare la crisi climatica è superare il muro di indifferenza che la quotidianità, con i suoi adempimenti e preoccupazioni immediate, impone alla maggior parte delle persone. Si tratta di un bias cognitivo noto (ne abbiamo parlato anche qui): un problema lontano nel tempo e nello spazio non viene percepito come tale. Il nostro occhio percepisce il colore verde in un numero di tonalità 10 volte superiore agli altri colori. Riconoscere un minimo cambiamento nel fogliame significava per i nostri progenitori saper distinguere un predatore nascosto: siamo reattivi di fronte al pericolo immediato ma abbiamo grandi difficoltà ad affrontare quello futuro. Il nostro cervello funziona così. A questo deficit può soccorrere la scienza, la letteratura, l’arte, creando cultura e consapevolezza intorno ad un problema di natura diversa dal potenziale attacco di una belva feroce.
Migliaia di climatologi sono concordi nel preconizzare una situazione di estrema gravità della crisi climatica. Migliaia di scienziati sono concordi nel indicarne la principale causa nell’azione umana in generale ed in particolare nel consumo di combustibili fossili (alcune decine di scienziati — affezionati per qualche ragione a teorie non ortodosse — la pensano diversamente, lo sappiamo, ma noi li ignoriamo: si tratta di un dissenso trascurabile e probabilmente fisiologico sui grandi numeri).
Nonostante ciò nessuno sembra realmente dargli credito e voler agire al fine di impedire o mitigare tale danno. La preoccupazione principale di tutti (o quasi) gli italiani (e non solo) rimane l’affitto, le bollette, dove andare in vacanza, l’allenatore della nazionale, il campo largo, il gioielliere condannato e altro.
Probabilmente la causa di ciò risiede nel fatto che il danno in questione non è ancora evidente: gli scienziati non sono di fatto in grado di descriverlo in modo puntuale (non esistono modelli così complessi e sofisticati da riuscire ad elaborare tutte le variabili in gioco e rappresentare come cambierà la vita del signor Tale, impiegato, residente a Carrù in Via Accademia 32 a seguito dell’aumento di 1,9 °C della temperatura media globale nel 2028 o di 2,6 °C nel 2036). Sono scienziati, non indovini. Possono magari cercare — ad esempio — di modellizzare i possibili scenari di acidificazione degli oceani ed il relativo impatto su crostacei e pteropodi ma questo (come è ormai evidente), non ha molto significato per la maggior parte delle persone.
La letteratura, l’arte dovrebbero raccontarci il futuro, ma non lo fanno (ne ha trattato Amitav Gosh nel suo saggio di 10 anni fa “La grande cecità”). E quando lo fanno scivolano di norma nella visione distopica del futuro, che potrebbe anche essere attendibile ma certamente tendenzialmente difficile da accettare (il movimento solarpunk in particolare è molto critico verso il pessimismo della fantascienza contemporanea). Distopia che ci colpisce, ma solo per un momento (Gen Netflix), che subito dopo si torna alla quotidianità delle bollette, delle vacanze, dell’auto dal meccanico, etc.
Eppure tra le verdi foglie della sua vita quotidiana forse anche il signor Tale — per il quale d’estate ha sempre fatto caldo, il clima è sempre cambiato ed è probabilmente tutta fuffa e comunque ho altro a cui pensare e anche fosse cosa ci posso fare io — **comincia a intravedere quelli che potrebbero effettivamente essere i colori di una belva**: sequenze inedite di settimane molto calde, con notti tropicali persistenti e record di temperature, incendi devastanti come mai nel passato in Francia e Spagna, piro cumulonembi dove mai si erano visti, siccità e stress idrico in molte aree del Paese con prelievi straordinari su corsi d’acqua già ridotti a rigagnoli, centrali nucleari che vengono spente per carenza d’acqua per il raffreddamento, eventi meteorologici estremi, centinaia di persone al pronto soccorso colpite da chicchi di grandine grandi come un pugno, le code a Leroy Merlin per i condizionatori, i black out metropolitani, i ghiacciai che spariscono, le montagne che sembrano deserti e le stazioni di sci estivo come Zermatt che chiudono, e tanti altri **lampi di colore giallo e rosso e nero che si moltiplicano e si ripetono**. E magari comincia persino a chiedersi cosa diavolo sono alla fine la temperatura di bulbo umido o il punto di rugiada...
Al mare in questi giorni il signor Tale fa il bagno nel mar Tirreno, in un’acqua la cui temperatura è fino a 5 gradi superiore alla media stagionale. Bello eh: anche il più consapevole tra gli ambientalisti non può che apprezzarlo e sguazzare a lungo e con piacere nell’acqua tiepida. Almeno fino a quando non diventerà troppo calda, quando probabilmente sarà comunque troppo tardi per mettersi al sicuro dal morso della belva.
Ma molto probabilmente il signor Tale — e molti altri con lui — non se ne accorgerà neanche, come le rane.